Addio a Carmine Angelozzi, papà di 12 figli «Gentiluomo al servizio di Pescara» Catecumenale, era sostenuto da una fede fortissima

Il dirigente della società Ambiente (ex Attiva), 64 anni, morto per il Covid. Abitava a Montesilvano Il direttore Del Bianco: «Abbiamo tutti sperato fino all’ultimo, voleva lavorare anche dall’ospedale»

di Cinzia Cordesco

PESCARA. Era un superpapà di 12 figli. Ma anche «l’uomo d’azione» di Ambiente spa «che a mezzanotte ancora parlava con i capiturno e all’alba ricominciava a lavorare». Inarrestabile, sempre disponibile, benvoluto da tutti. Aiutava sempre chi gli chiedeva aiuto e non diceva mai «non lo posso fare».

Di sé, Carmine Angelozzi, pescarese, morto ieri a 64 anni, dottore agronomo, da oltre 20 anni responsabile operativo prima di Attiva e poi di Ambiente Spa (settore verde e spazzamento) soleva dire: «Non sono un eroe». Catecumenale, era sostenuto da una fede fortissima, «la Provvidenza ci aiuterà» rassicurava sempre i colleghi, i vertici aziendali e quanti lo hanno conosciuto e amato, che oggi gli danno l’addio in lacrime, profondamente addolorati.

La sua forza era la moglie Berenice Renzetti, 58 anni, e la splendida e numerosa famiglia di 10 femmine e 2 maschi, da 34 a 10 anni, Chiara, Agnese, Maria, Marta, Benedetta, Sara, Cecilia, Francesco, Rebecca, Debora, Daniele, Rachele.

Angelozzi era ricoverato da qualche settimana al Covid hospital dove è deceduto ieri alle 12, a causa di alcune complicanze di salute che non gli hanno lasciato scampo. I funerali non sono ancora stati decisi dalla famiglia che vive sulla Vestina, a Montesilvano.

Il direttore operativo di Ambiente (ex Attiva) Massimo Del Bianco, non ce la fa: «Provo un profondo dispiacere, abbiamo sperato fino all’ultimo. Dall’ospedale dettava l’agenda ai capiturno che ascoltava fino a mezzanotte, gli ho dovuto ordinare di smettere di lavorare.

Mai dimenticheremo la sua dedizione, la correttezza, la bontà d’animo. Era buono, paziente, pacificatore. No l’ho mai sentito alzare la voce. Nei momenti critici ci rassicurava: la Provvidenza ci aiuterà». I colleghi lo salutano attraverso le parole di Antonio Giuliani: «Aveva la luce negli occhi e il sorriso quando ci parlava dei suoi figli, della sua famiglia. Oggi piangiamo un dirigente, un uomo, un padre, ma siamo onorati di averlo conosciuto».

Il sentimento del sindaco Carlo Masci è di «tristezza e profonda amarezza. Perdiamo un uomo benvoluto, di animo gentile e sempre disponibile ad aiutare i colleghi di Ambiente, azienda alla quale ha dato tutto se stesso con professionalità e con il massimo impegno nella responsabilità che aveva assunto».

E aggiunge, il sindaco, il cordoglio dell’amministrazione e di tutta la città. Per l’assessore Isabella Del Trecco, Angelozzi, era «una colonna portante, simbolo della dedizione al lavoro e alla famiglia. Straordinario è l’aggettivo che meglio racconta la personalità di Carmine.

Con Del Bianco, Albore Mascia e Masci, centinaia di volte ci siamo ritrovati intorno ad un tavolo per affrontare i problemi. Mai una volta l’ho sentito dire: non lo posso fare». «Sempre in prima linea anche durante l’emergenza Covid», ricorda Del Trecco, «pronto ad individuare punti deboli e di forza della città, dotato di una professionalità e lucidità d’azione incontestabili. Quando aveva scoperto di essere positivo, neanche il Covid lo ha fermato in modalità smart, secondo il suo stile di iperattivismo e abnegazione all’azienda e alla città».

L’amico di infanzia, Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, lo descrive come un «galantuomo al servizio della città. Dalle pulizie delle alghe ai cassonetti, sempre collaborativo con i balneatori. In questi giorni gli avevamo chiesto di risistemare le isole ecologiche. Mi disse che avrebbe provveduto, anche se non personalmente, perché era in isolamento. Per Ambiente era un punto di riferimento».

Si dice «sconvolto» Carlo Pozzi, segretario provinciale Fit Cisl Igiene ambientale, «Angelozzi «era un uomo insostituibile, un direttore che ha avuto a cuore i suoi dipendenti. Una gravissima perdita che ci lascia un vuoto profondo».

Quando qualcuno gli chiedeva come avesse potuto mettere al mondo dodici figli, Carmine Angelozzi rispondeva di avere fede nella sua progenie, nella possibilità che i suoi ragazzi avrebbero, come lui, creato famiglie cristiane.

 

 

fonte: il Centro

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