Armi, bisaccia e monete: l’ufficiale della flotta romana di Plinio il Vecchio tra gli scheletri di Ercolano

Ad Ercolano, dove a breve riprenderanno gli scavi avviati 40 anni fa, una ricerca firmata dal direttore Francesco Sirano accende nuova luce sull’identità di una delle vittime ritrovate nel corso della prima campagna.
Inizialmente identificato come un semplice soldato, l’uomo, di cui si sono conservati le ricche armi e gli strumenti da lavoro che portava in spalla, potrebbe avere avuto un ruolo più importante: “Potrebbe trattarsi di un ufficiale della flotta che partecipava alla missione di salvataggio lanciata da Plinio il Vecchio per soccorrere le popolazioni affacciate su questa parte del Golfo di Napoli”.
Plinio il Vecchio si trovava a Miseno come praefectus classis Misenensis. Volendo osservare il fenomeno dell’eruzione il più vicino possibile e volendo aiutare alcuni suoi amici in difficoltà sulle spiagge della baia di Napoli, fra le quali Rectina, partì con le sue galee, alla volta di Stabiae (oggi Castellammare di Stabia) dove morì, probabilmente soffocato dalle esalazioni vulcaniche.
Della morte di Plinio fu testimone il nipote-figlio adottivo Plinio il Giovane. Gli archeologi sono tornati sull’antica spiaggia per completare le ricerche avviate quarant’anni fa – erano i primi anni ’80 – quando qui furono ritrovati i resti di 300 fuggiaschi.
Scavi funzionali alla conservazione del sito archeologico patrimonio dell’umanità, ma che serviranno anche a riportare alla luce nella sua completezza l’antico percorso che dalla spiaggia conduceva alla maestosa Villa dei Papiri.
Una delle particolarità del sito archeologico di Ercolano è proprio che le condizioni dell’eruzione, per un gioco di venti e di correnti diverse rispetto alla vicina Pompei, hanno consentito la conservazione del materiale organico, dai mobili ai tessuti.
Lo scheletro, classificato con il numero 26, è stato ritrovato con le tracce dell’armatura e di una bisaccia, una sorta di zainetto a forma quadrangolare, che conteneva piccoli attrezzi da carpenteria. Attorno alla vita un ricco cinturone in cuoio ricoperto da lamine di argento e oro, da cui pendeva una spada anch’essa decorata e dotata di una impugnatura in avorio.
Sull’altro lato del corpo un pugnale, ugualmente prezioso. Accanto ai resti, un gruzzolo di monete, in tutto 12 denari d’argento e due d’oro, una somma che all’epoca corrispondeva allo stipendio mensile di un pretoriano.
Le analisi sulle ossa hanno rivelato che si trattava di un uomo tra i 40 ed i 45 anni, abituato all’attività fisica e in buona salute. Probabilmente, un militare.
Esclusa l’ipotesi che fosse di stanza ad Ercolano, premette Sirano, “perché non sono note guarnigioni dell’esercito nell’area vesuviana”, restano due possibilità: che si tratti di un pretoriano oppure di un membro della flotta arrivata per i soccorsi.
La presenza di pretoriani nel I secolo è documentata nel Golfo di Napoli e anche a Pompei, sottolinea, seppure sempre per incarichi particolari. Ci sono però due elementi che sembrano favorire la seconda ipotesi, quella che si trattasse di un militare della flotta, anzi di un ufficiale impegnato in quella missione impossibile per la salvezza della gente di Ercolano: la ricchezza delle armi e la bisaccia con gli attrezzi.
Le armi sono molto simili a quelle ritrovate nel 1900 in uno scavo in località Bottaro di Pompei indosso a quello che sembra essere stato se non proprio l’ammiraglio della flotta di Plinio il Vecchio almeno un alto ufficiale della marina; gli attrezzi da lavoro lo farebbero identificare in un faber navalis, una figura presente sulle navi militari romane.
L’ipotesi resta aperta. Ma le novità che emergono dalla ricerca, sottolinea Sirano, sono una conferma dell’eccezionale interesse storico-archeologico di un’indagine sull’antica spiaggia di Ercolano. Da qui, dice, potranno arrivare tanti nuovi elementi per un ricostruzione storico archeologica degli ultimi attimi di vita della cittadina campana e spunti di ricerca per la ricostruzione dei corpi militari dell’antica Roma.
Intanto, grazie alla collaborazione con la Fondazione Packard, si sta preparando il terreno per i nuovi scavi. I lavori interesseranno un’area di circa 2 mila metri e vedranno impegnati a fianco del Parco i professionisti dell’Herculaneum Conservation Project.

durante lo scavo

fonte: RaiNews

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