Cimitero di Camogli, la preghiera dei famigliari sugli scogli: «Morti due volte, dopo anni di segnalazioni»

Genova. L’accesso al mare è ripido e con i gradini sconnessi, costeggia il perimetro del cimitero, lo sfiora nelle sue murature più a monte, parti di cemento che portano anche loro i segni del tempo e delle intemperie. Gli stessi segni che si leggono sul volto di alcune persone, scese sugli scogli a pochi metri dalla zona del crollo, chi per cercare di capire se la tomba del proprio caro è stata risparmiata, chi per sperare di non vedere, chi per una preghiera. Ancora una, e ancora una volta segnata dal dolore.

Lento ma costante è stato il pellegrinaggio di molti residenti di Camogli, che in queste lunghe ore di post-crollo, con discrezione e raccoglimento, si alternano tra scogliera, accesso al cimitero, sede del comune, per provare ad avere una notizia, sapere chi c’è ancora e chi non c’è più, per la seconda volta. Mentre gli addetti del comune hanno iniziato ad incrociare i dati e i registri per avere l’elenco degli oltre 200 feretri coinvolti nel crollo, i primi resti umani recuperati sono portati presso il molo del porto, dove si prova il riconoscimento con quelli che si ha: una targa, un nome, un segno. I corpi dei “riconosciuti” saranno conservati nuovamente nel cimitero, ora transennato e inaccessibile al pubblico, in attesa di una nuova collocazione, definitiva.

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