Covid, l’anticorpo monoclonale Gsk (prodotto in Italia) che funziona anche contro le varianti

I dati preliminari mostrano che il farmaco riduce dell’85% il rischio di ricovero e morte di pazienti ad alto rischio trattati precocemente, neutralizzando l’infezione nella parte che non muta coronavirus

di Cristina Marrone

Vir Biotechnology e la britannica GSK hanno reso noto in un comunicato di aver intenzione di richiedere l’autorizzazione all’uso di emergenza per la loro terapia sperimentale con anticorpi Covid-19 dopo che i dati provvisori di uno studio hanno mostrato una riduzione dell’85% dei ricoveri e dei decessi tra i pazienti ad alto rischio trattati precocemente. L’anticorpo VIR-7831 viene prodotto nello stabilimento di G.S.K. spa di Parma specializzato in anticorpi monoclonali innovativi che sta già fornendo a tutto il mondo per il trattamento di altre malattie come Lupus, Asma grave e Mieloma multiplo

Studio sospeso per «alta efficacia»

Un comitato indipendente di monitoraggio dei dati, spiega la nota, ha raccomandato che lo studio di Fase 3 COMET-ICE che valuta VIR-7831 come monoterapia per il trattamento precoce negli adulti ad alto rischio di ospedalizzazione, sia interrotto nell’arruolamento a causa di evidenze di profonda efficacia della terapia hanno affermato Vir e GSK in una dichiarazione congiunta. Interrompere uno studio per alta efficacia è piuttosto raro e viene fatto per «dovere morale», per non privare di una cura così valida coloro ai quali sarebbe destinato il placebo. Le due società hanno inoltre annunciato che un nuovo studio di laboratorio ha evidenziato come la terapia, VIR-7831 sia ugualmente efficace anche contro le varianti del coronavirus nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile.

Lo studio

La raccomandazione degli scienziati indipendenti di sospendere l’arruolamento di nuovi volontari si è basata su un’analisi ad interim dei dati di 583 pazienti che ha dimostrato una riduzione dell’85% dell’ospedalizzazione e della morte nei pazienti che hanno ricevuto VIR-7831 in monoterapia rispetto al placebo. VIR-7831 è un anticorpo monoclonale a doppia azione: secondo i dati pre clinici ha il potenziale sia per bloccare l’ingresso virale nelle cellule sane che per eliminare le cellule infette.Lo studio è ancora in corso e i pazienti saranno seguiti per altre 24 settimane pertanto potrebbero arrivare ulteriori risultati epidemiologici e virologici. Sulla base di questi risultati Vir e GSK prevedono di presentare una domanda di autorizzazione all’uso di emergenza alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e ad altri paesi. Tra i pazienti studiati il 63% erano ispanici o latini e il 7% erano neri o afroamericani. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, queste popolazioni hanno circa tre volte più probabilità di essere ricoverate in ospedale e circa due volte più probabilità di morire di Covid-19.

Creato dal sangue di un paziente Sars del 2003

La particolarità di questo anticorpo monoclonale è che gli scienziati svizzeri che lo hanno creato sono partiti dal sangue congelato di un paziente che si era ammalato nel 2003 della Sars, come è spiegato nello studio pubblicato nel maggio scorso su Nature, e non dal sangue di pazienti di Sars-CoV-2 come negli altri anticorpi monoclonali finora autorizzati all’uso in emergenza (Eli Lilly e Regeneron). Una scelta che potrebbe davvero rivelarsi vincente soprattutto contro le varianti. Nel sangue del paziente Sars-1 sono stati isolati due anticorpi che riconoscevano anche la Spike di Sars-CoV-2 e neutralizzavano l’infezione nella parte «conservata» di Sars-CoV-2, quella che non varia ed è comune con gli altri coronavirus e con tutte le varianti.Per questo VIR-7831 sarebbe in grado di neutralizzare senza problemi le varianti in circolazione (i trials sono in corso). Inoltre il farmaco funziona a basse dosi, quindi può essere somministrato intramuscolo, quindi anche a domicilio. «Vantaggio non da poco – spiega l’immunologo Sergio Abrignani, docente di Patologia generale all’Università di Milano – perché tutti gli altri farmaci monoclonali allo studio e approvati necessitano invece di una somministrazione via endovena, che va fatta in day hospital e può quindi creare ulteriore pressione sugli ospedali già oberati». Il farmaco è terapeutico (va assunto da soggetti a rischio all’esordio dei sintomi) ma può essere utilizzato anche a livello preventivo. «Ad esempio – prosegue Abrignani – il farmaco potrebbe essere somministrato a un paziente a rischio che deve essere ricoverato per un intervento irrimandabile in un ospedale dove si sono verificati focolai di Covid . Succede purtroppo che persone a rischio Covid grave si ammalino di Covid proprio in ospedale: con il monoclonale ad uso preventivo certi drammi sarebbero evitati».

fonte: Corriere.it

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