Fuggito dall’Albania su di un barcone, oggi crea spettacoli con robot luminosi. La storia del manager David Ndoj, una storia di integrazione

Davide Ndoj, 44 anni, nativo di Gomsiqe, in Albania è oggi un manager affermato. La sua storia non è nota ma merita di essere raccontata.

Poteva finire in pasto ai pesci – quella notte in cui fuggi dall’Albania del dittatore comunista Enver Halil Hoxha – se lo scafista, a scorta del natante, avesse premuto il grilletto del suo fucile AK-47, dopo aver ascoltato una sua infelice battuta. Lo racconta Davide Ndoj nell’anticipazione sul suo prossimo libro Il sole sorge da ovest – Ricordi di vita di un’aquila in volo (l’aquila è il simbolo dell’Albania ndr):

«Quella che ho fatto è un’esperienza che sicuramente non tutti avrebbero avuto il fegato di affrontare. Quella notte dovevo cambiare la mia vita e la mia vita stava cambiando; avevo diciassette anni e clandestinamente, insieme ad altri, fuggivo dalla dittatura di Enver Hoxha. La Grecia era la meta verso la libertà».

Tra i desideri del giovane Davide c’era quello di una aspettativa di vita migliore e dell’affermarsi in ambito editoriale e fotografico:

«Il mio sogno da bambino era quello di diventare giornalista ed editore per dirigere un giornale. A quei tempi, in Albania, si usava ancora il pennino con l’inchiostro, e il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione era vietato dal regime. Dopo molte peripezie finalmente giunsi in Grecia, camminai a piedi per una ventina di giorni. Dopo un breve periodo trascorso in Grecia la partenza poi per l’Italia. Giunsi a Lecce, ma volevo fortemente recarmi a Roma». 

A Roma, Davide, ci arriverà dopo aver a lungo camminato a piedi e su qualche mezzo di fortuna. Qui incontrerà Eleonora Arnesano, pianista, di cui si innamora e con la quale si trasferirà in Puglia, a San Giorgio Jonico, paese che – come scoprirà – conserva forti legami con la terra delle aquile per via del noto condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg.

«Giunto a San Giorgio Jonico, dopo aver svolto lavori davvero molto umili, con l’aiuto di mia moglie Eleonora e di alcuni amici, riesco a realizzare il sogno che avevo sin da piccolo. Nel 2004 fondo un giornale mensile con una tiratura di 5000 copie. Ero finalmente felice».

Il talento di Davide presto fruttifica. La sua passione per la scrittura lo porterà a realizzare un format per reality show che trae origine dalla sua esperienza vissuta in Grecia e in Italia di camminare, per lunghi tratti e per molti giorni, a piedi: Artisti appiedati, una storia di migrazione che diventerà un progetto di spettacolo realistico.  A seguire, costituirà una agenzia di spettacolo con consulenze artistiche in Italia e Albania. Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, nel 2008 la crisi economica metterà in ginocchio anche il settore dell’editoria e dello spettacolo:

«Crollò tutto, passammo alle pubblicazioni online senza però ottenere risultati soddisfacenti. Ebbi allora una intuizione che ha dato vita al LedShow progetto artistico dove realizzo abiti da scena, strumenti e accessori luminosi che sfruttano la tecnologia dei LED (acronimo inglese di Light Emitting Diode ndr), fatti cioè con diodi luminosi. La mia passione per lo spazio siderale e la fantascienza mi ha pemesso di realizzare anche il primo robot lumnoso, Robot Led Star Wars, alto tre metri, fatto con migliaia di led rgb. La pandemia del COVID-19 ha arrestato momentaneamente le numerose richieste per spettacoli luminosi, che spero possano riprendere quanto prima».

La storia del manager Davide Ndoj è un caso di best-practice in termini di integrazione; quella parabola di integrazione positiva di cui gli albanesi sono portatori e che ha inizio negli anni ‘90, epoca degli sbarchi di massa in cui solitamente la loro era considerata una “etnia cattiva”, fino ad arrivare oggi ad una pacifica e produttiva convivenza.

 

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