Il nuovo Dpcm: ecco cosa cambia

“Variante inglese già nel 30% dei nuovi casi, sarà predominante in due settimane”: Il Comitato Tecnico Scientifico mette in guardia il governo dalle spinte bipartisan che incoraggiano le riaperture

Il premier Mario Draghi ha voluto tutti intorno a se: le nuove misure anti-Covid nascono in un vertice a Palazzo Chigi. Il tempo stringe perché il 5 marzo scadono le disposizione del Dpcm attualmente in vigore e il nuovo governo ha promesso un cambio di passo anche nella tempistica delle decisioni: nessun nuovo decreto annunciati poco prima dell’entrata in vigore, il nuovo governo vuole dare il tempo per far assimilare i cambiamenti. Così il nuovo Dpcm nasce in queste ore e i principali contenuti saranno declamati dal ministro delle Salute Roberto Speranza già domani durante l’informativa in parlamento. Ma gli scenari son ben chiari.

Variante inglese predominante in due settimane

“Oltre il 30% delle infezioni Covid in Italia è dovuto alla variante inglese verso la metà di marzo la variante sarà predominante in tutto il Paese”. Il dato, secondo quanto si apprende, è stato fornito dagli esperti dell’Istituto superiore di Sanità e del Cts con il premier Mario Draghi.

“Non abbiamo parlato di riaperture, venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo” ha detto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, lasciando palazzo Chigi. “Abbiamo rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri – ha aggiunto Miozzo – dal punto di vista scientifico noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente”.

Il nuovo Dpcm dopo l’incontro Governo-Cts

A Palazzo Chigi con il premier Draghi siedono i ministri Roberto Speranza, Maria Stella Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini e Elena Bonetti. Ma a parlare sono gli esperti del comitato tecnico scientifico: il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Css Franco Locatelli.

Le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico non cambiano rispetto alle scorse settimane, soprattutto alla luce degli sviluppi delle nuove varianti del virus. Gli esperti nei giorni scorsi aveva già messo in guardia dai rischi di ulteriori contagi che potrebbero arrivare da eventuali riaperture di impianti da sci, palestre o cinema.

Se cresce il partito trasversale delle riaperture (inedito l’asse Salvini-Bonaccini per consentire ai ristoranti il servizio serale), i nuovi dati in arrivo in questi giorni fanno temere come la paventata terza ondata sia già montante in alcune aree del Paese: 7 le regioni che vedono riempirsi le terapie intensive oltre la soglia critica mentre intere province finiscono in zona rossa (l’ultima in ordine di tempo è Brescia).

Il nuovo Dpcm: le anticipazioni

Dopo la proroga allo stop agli spostamenti tra regioni fino al 27 marzo e l’introduzione del divieto di visitare parenti e amici in zona rossa la riunione operativa stilerà le linee guida del nuovo Dpcm.

Non ci sarà una zona arancione nazionale, ma dopo la richiesta dei goverantori si discute se rimodulare i parametri che decidono le fasce dei colori. Una modifica in chiave restrittiva che potrebber dare più peso alla pressione su ospedali e terapie intensive. Preoccupazione per la riattivazione della Cross, il meccanismo di trasferimento dei malati dalle terapie intensive sature nelle zone rosse. In Molise la protezione civile ha trasferito 8 pazienti di terapia intensiva positivi al Covid presso altri ospedali nel foggiano, a Grosseto, Roma e Cesena.

Oggi, mercoledì 24, prevista la riunione del Comitato tecnico-scientifico per valutare i protocolli di sicurezza messi a punto dalle associazioni e dal ministero della Cultura per la ripartenza di cinema, teatri e sale da concerto. Ma di questo per ora si parla solo con i tempi declinati al futuro.

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