Le pensioni “stravolte”: spunta il doppio assegno

 

Per il presidente dell’Inps, occorrerebbe stabilire una durata minima delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti nell’arco della vita lavorativa

di Ignazio Riccio

La proposta è arrivata nel corso del convegno online “Pensioni: 30 anni di riforme” e prevede la divisione in due quote del vitalizio: quella contributiva e quella retributiva. A formularla è stato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. L’idea è di prevedere l’uscita anticipata per le pensioni solo per la quota contributiva a 62-63 anni di età e 20 anni di contribuzione, mentre la parte restante, relativa alla quota retributiva, verrebbe percepita a 67 anni prevedendo alcune agevolazioni come lo sconto di un anno per ogni figlio per le donne lavoratrici, oppure un anno in meno ogni dieci anni di lavori usuranti e gravosi. Per Tridico, inoltre, occorrerebbe stabilire una durata minima delle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, nell’arco della vita lavorativa (almeno sette anni, negli ultimi dieci anni di attività, oppure metà della vita lavorativa complessiva).

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Rispetto alla proposta di legge all’esame della commissione, Tridico ha individuato una possibile criticità nel criterio di individuazione dei potenziali nuovi beneficiari. Il riferimento al contratto nazionale di lavoro, secondo il presidente dell’Inps, potrebbe essere troppo largo, consentendo l’accesso al pensionamento anticipato anche ai soggetti che ricoprono la qualifica di impiegati e quadri o che non svolgono attività di lavoro particolarmente faticosa e pesante. Finestre di uscita, quindi, per lavoratori fragili, facilitazioni per i disoccupati anziani e lavori gravosi. Sono queste tra le riforme più urgenti da mettere sul tavolo, oltre quelle a lungo termine, come la pensione di garanzia, l’incremento della flessibilità strutturale e gli incentivi per la formazione.

La sostenibilità del sistema pensionistico è un tema ricorrente in tutti i Paesi che periodicamente hanno adottato riforme per ridurne gli squilibri di lungo periodo. Tali riforme si sono tradotte in una riduzione dell’assegno pensionistico e in un allontanamento negli anni della possibilità di accedere alla pensione. Questo ha generato una forte domanda di flessibilità a cui in Italia si è risposto attraverso provvedimenti temporanei che vanno dagli interventi di salvaguardia dei cosiddetti esodati, all’Ape sociale, fino agli interventi previsti dal decreto legge 4/2019 e dalla legge di Bilancio 2019, con Quota 100 e Opzione donna. L’imminente scadenza naturale dell’opzione di anticipo pensionistico attraverso Quota 100 ha riacceso la discussione su un riassetto del sistema pensionistico italiano e l’obiettivo dell’incontro è stato discuterne l’opportunità e valutare le riforme possibili in un mondo post Covid.

“I pensionati in Quota 100 con domanda accolta al 2 marzo 2021 sono 286.226, di cui 82.394 donne e 203.832 uomini – ha detto Tridico – con circa 10 miliardi spesi su 19 nel triennio. Bisognerebbe tenere conto dell’aspettativa di vita diversa per i diversi lavori e iniziare a pensare a riforme di lungo periodo, come una pensione di garanzia, incremento della flessibilità strutturale in uscita e incentivi per la formazione (riscatto pieno/gratuito per la laurea) al fine di incentivare lo studio e la formazione e non penalizzare questa scelta entrando più tardi nel mercato del lavoro”. In particolare, il presidente dell’Inps ha spiegato che “le ragioni di una pensione di garanzia sono evidenziate da ciò che è successo recentemente nel mercato del lavoro sia per gli uomini, ma soprattutto per le donne. Infatti, il part-time è diffuso soprattutto tra le donne al 46%, con una particolare crescita, contro il 18% degli uomini”.

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Per questo, secondo l’Inps, si rende necessario un intervento strutturale di sostegno alle pensioni basse. Si potrebbe prevedere una soglia in corrispondenza di un requisito contributivo minimo di 20 anni più una cifra fissa per ogni anno di contribuzione aggiuntiva fino a un tetto massimo o in alternativa un incremento annuo in percentuale in funzione dell’anzianità contributiva. Un’alternativa è collegare il calcolo della soglia alla maturazione dei requisiti di anzianità contributiva e anagrafica. Il presidente Tridico ha poi offerto altri suggerimenti: “La riforma Fornero ha introdotto, dal 2012, l’età di pensionamento di vecchiaia con criteri stringenti. Occorre pensare a strumenti tali da introdurre un regime di flessibilità strutturale del pensionamento, collegato al metodo contributivo, per cui siano consentiti: un’uscita con requisiti meno stringenti con ricalcolo contributivo per garantire equilibrio attuariale, requisiti meno stringenti per lavori usuranti, il calcolo dell’aspettativa di vita per categorie di lavoratori e, nell’ambito dei requisiti attuali per l’opzione al contributivo, il calo a 2,5 il coefficiente con 64 anni di età e favorire le donne con figli, alzando il coefficiente per ogni figlio”. Tridico ha poi concluso: “Altri buoni strumenti potrebbero essere quello della staffetta generazionale, ovvero la trasformazione dei contratti dei dipendenti più anziani in contratti part-time e assunzioni di lavoratori giovani”.

 

Fonte: il Giornale.it

 

 

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