Livatino, magistrato ucciso dalla mafia, è Beato. Nasce gruppo per la scomunica alle mafie

Rosario Livatino e la reliquia del Beato

E’ il primo magistrato a ottenere la beatificazione. Le parole del Procuraziore Nazionale Antimafia: “Non solo atto simbolico ma passo avanti nella lotta alle mafie”

Il magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafiaè stato dichiarato Beato dalla Chiesa cattolica. E’ il primo giudice riconosciuto martire a motivo della fede. Un evento celebrato nel giorno in cui si ricorda l’anatema di Papa Wojtyla contro la mafia, la stessa che il 21 settembre 1990 ha ucciso il magistrato quasi trentottenne. Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nella cattedrale di Agrigento, alla presenza di vescovi e sacerdoti provenienti dalle varie diocesi, ha letto la disposizione di Papa Francesco: “Accogliendo il desiderio del cardinale Francesco Montenegro, e di molti altri fratelli nell’episcopato e di molti fedeli, concediamo che il venerabile Rosario Angelo Livatino, laico e martire che nel servizio della giustizia fu testimone credibile del Vangelo, d’ora in poi possa chiamarsi Beato”.

La reliquia

La sua festa e’ il 29 ottobre. La reliquia è la camicia intrisa del sangue dell’agguato. E sono forti le parole pronunciate oggi da Francesco al termine del Regina Caeli: “Nel suo servizio alla collettiva come giudice integerrimo che non si e’ lasciato mai corrompere, si è sforzato di giudicare non per condannare ma per redimere. Il suo lavoro lo poneva sempre sotto la tutela di Dio, per questo e’ diventato testimone del Vangelo, fino alla morte eroica. Il suo esempio sia per tutti, specialmente per i magistrati, stimolo a essere leali difensori della legalita’ e della libertà”.

La scomunica alle mafie

Per onorare Rosario Livatino, presso il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale è stato costituito un Gruppo di lavoro sulla ‘scomunica alle mafie’. L’obiettivo e’ quello di “approfondire il tema, collaborare con i vescovi del mondo, promuovere e sostenere iniziative”. Della commissione, creata nel Dicastero per lo Sviluppo Umano, fanno parte l’arcivescovo di Monreale (Palermo), Michele Pennisi, l’ex magistrato Giuseppe Pignatone, don Luigi Ciotti, Rosy Bindi e Vittorio Alberti. Ne da’ notizia la diocesi di Monreale, che cita una nota del Dicastero, in coincidenza con la cerimonia di Beatificazione ad Agrigento del magistrato siciliano ucciso dalla mafia nel 1990. “L’iniziativa e’ un ulteriore passo dell’impegno su queste tematiche del Dicastero presieduto dal cardinale Peter Turkson che aveva gia’ dato vita, nell’agosto 2018, a una rete globale internazionale contro corruzione, criminalità organizzata e mafie”, si legge nella nota della diocesi.

Il ricordo del Procuraztore Nazionale Antimafia

“La beatificazione del giudice Rosario Livatino sarà per me un grande momento di partecipazione emotiva: Livatino è stato mio compagno di corso, entrammo insieme in magistratura e avemmo diverse occasioni per prepararci insieme a esercitare la funzione di magistrato – dichiara il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, che continua – era un magistrato umile e riservato, due qualità che avrebbero contraddistinto la sua azione nella lotta alla mafia e nell’onore con cui ha condotto tutta la sua esistenza terrena”.

De Raho, è stato presente alla cerimonia di beatificazione ad Agrigento presieduta dal Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, monsignor Marcello Semeraro, sottolinea come “Livatino coniugasse sempre i valori del cristianesimo attraverso l’esercizio della sua funzione. Equilibrio e carità in lui andavano di pari passo, doti che gli permettevano di comprendere il contesto operativo senza rigidità”. “La sua beatificazione – conclude De Raho – non è solo un atto simbolico, ma un grande passo avanti della Chiesa nella lotta alle mafie che di una retorica più pagana che cristiana e di legami territoriali si sono nutrite per decenni”.

 

fonte: Il Giorno

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