“Non respiro più”. Muore nell’Oceano Indiano comandante italiano di nave mercantile. Divieto di ingresso alla nave in porto

A bordo della nave che comandava Angelo Capurro ci sono due malati-Covid. Altolà di Jakarta all’attracco. Inchiesta per omicidio colposo

di Corrado Ricci

La procura della Repubblica della Spezia ha aperto un fascicolo contro ignoti, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. L’indagine – affidata alla Polizia di frontiera – è sulle cause e sulle eventuali responsabilità per la morte di un grande uomo di mare, il comandante Angelo Capurro, 62 anni, originario di Recco, spezzino di adozione, padre di due figli, uno di 38 anni residente a Villafranca in Lunigiana, l’altra, di 34, residente alla Spezia, insieme alla mamma. Il decesso è avvenuto sulla sua nave portacontainer di 290 metri di lunghezza, la Ital Libera, battente bandiera italiana, in alto mare, nell’Oceano Indiano; la circostanza rende ancora più lacerante il dolore dei familiari smarriti e convinti che la compagnia di appartenenza dell’unità avrebbe dovuto fare di più garantire cure adeguate ad Angelo, cure capaci di evitare una fine terribile, sotto lo spettro del Covid.

“Non riesco più a respirare, mi sento soffocare”: sono state queste le ultime parole che il comandante è riuscito a pronunciare alla moglie Patricia Mollar, prima che la conversazione si interrompesse. Era il 12 aprile scorso, poche ore prima che l’ufficiale esalasse l’ultimo respiro nel cuore dell’Oceano Indiana, dopo la partenza, il primo aprile da Durban, in Sud Africa, in rotta per Singapore. Dopo due settimane, la salma giace ancora in una cella frigorifera della nave che è impossibilitata a raggiungere terra; si trova davanti al porto di Jakarta in Indonesia, dove ha fatto rotta con i suoi 20 membri di equipaggio, per chiedere assistenza: a bordo ci sono due marinai positivi al Covid-19. Sarebbe stata ques’ultima circostanza ad indurre le autorità locali a non dare, per ora, disponibilità all’attracco. Intanto la moglie ha lanciato un appello alle autorità internazionali per poter almeno seppellire degnamente il marito e per scoprire le cause della morte. La vedova ha anche lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere le ingenti spese per il rientro del feretro. Intanto ha nominato un legale, l’avvocato Raffaella Lorgna che ha curato l’estensione di un esposto alla Procura. Secondo i congiunti, la causa della morte potrebbe essere il Covid, che l’uomo potrebbe aver contratto nei tre spostamenti aerei fatti per raggiungere la nave a Durban o forse direttamente a bordo. Una cosa è certa: quando Angelo è partito dalla Spezia per raggiungere il Sud Africa era negativo al tampone; così anche era risultato ad un altro successivo test a bordo. Il 5 aprile i primi sintomi.

“Gli ultimi giorni sono stati strazianti – ricorda la moglie-: nelle telefonate e nelle email diceva di non riuscire più a respirare, ma i soccorsi non sono stati attivati per tempo”.

“Ci batteremo affinché questa tragedia non sia solo una delle tante, una statistica dimenticabile” assicura Patricia, che puntualizza: “Il decesso fin dal primo momento è stato circondato da una fitta nebbia di silenzio, le informazioni sono state date col contagocce”. La compagnia di navigazione Italia Marittima di Trieste, dal suo canto, sostiene di aver dato e dare il massimo sostegno alla famiglia. Intanto il procuratore capo Antonio Patrono ha disposto il sequestro del diario di bordo e delle comunicazioni registrate tra la nave e i familiari del comandante. Disposta anche l’autopsia, da eseguire per il tramite dell’ambasciata italiana in Indonesia.

 

fonte: La Nazione Spezia

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