Venerdì Santo. L’abbraccio di papa Francesco ai bambini della via Crucis

Papa Francesco durante la Via Crucis - Reuters

Sul sagrato di San Pietro. Ad accompagnarlo e a leggere le meditazioni i giovanissimi autori dei testi e dei disegni

di Mimmo Muolo (Avvenire)

Un giorno Gesù disse: «Lasciate che i bambini vengano a me». Eccoli, dunque, con le loro meditazioni e i loro disegni, ad accompagnare il percorso della Croce. Nel silenzio di una vuota piazza San Pietro (solo alcune decine di persone, in prevalenza cardinali e vescovi, fanno ala al Papa che presiede dal sagrato) risuonano le loro voci, idealmente a nome dei piccoli di tutta la Terra.

«Insegnami a essere gentile con gli altri». «Fammi aiutare chi ha bisogno». «Permettimi di fare la brava». E alla fine alcuni di loro, i più piccoli, si stringono attorno al Pontefice che come un nonno affettuoso si china ad abbracciarli.

Come già lo scorso anno, Francesco sceglie di restare in silenzio. Ma parla con queste carezze che valgono come un discorso per «tutti i crocifissi del mondo». E in pratica dice che i bambini partecipano alla sofferenza del Crocifisso con le loro stesse sofferenze: il Covid che ha portato via un nonno, il bullismo, le paure, le persecuzioni che «non sono una cosa di 2000 anni fa». Ma già nell’ora più buia, essi annunciano con semplicità la luce della risurrezione. Al Cristo sofferente, infatti, si accostano con la fiducia di chi si affida a un Padre, a un Fratello maggiore. Proprio come, con tenerezza, hanno fatto con lui.

«Vorrei la forza di Gesù per andare sempre avanti», si legge ad esempio in calce a una delle illustrazioni riportate nel libretto. Può essere davvero l’invocazione dell’intera umanità prostrata dal Covid, che anche quest’anno (sia pure in forma più attenuata rispetto al 2020) non manca di riverberare i suoi effetti sulla Settimana Santa. Quando alle 21 di una serata romana, Francesco comincia a presiedere la Via Crucis del Venerdì Santo – che per la seconda volta consecutiva ha dovuto traslocare qui dallo scenario tradizionale del Colosseo – gli occhi del mondo si concentrano sul Vescovo di Roma e sui suoi piccoli amici. Com’è noto, infatti, i testi delle meditazioni e delle preghiere per le quattordici stazioni sono stati redatti dal gruppo scout Agesci “Foligno I” dell’Umbria e dalla parrocchia romana dei Santi Martiri di Uganda. Le immagini che invece accompagnano i diversi momenti della via dolorosa sono disegni realizzati da bambini e ragazzi della casa famiglia “Mater Divini Amoris” e della casa famiglia “Tetto Casal Fattoria”.

A scorrerli si resta stupiti per la schiettezza delle espressioni. C’è chi paragona la caduta di Gesù sotto il peso della croce alla fatica di adempiere al proprio dovere. «Anche se sono stanco, mi voglio impegnare a finire i miei compiti». «Aiutami a rispettare gli altri bambini», scrive l’autore del disegno della decima stazione (Gesù è spogliato delle sue vesti). Mentre l’episodio della Veronica che asciuga il volto del Signore diventa occasione per invocare: «Fammi aiutare chi incontro nella mia vita».

Affidando a dei bambini le meditazioni della Via Crucis, papa Francesco ci invita a guardare alle sofferenze dell’umanità – specie in questo tempo segnato dalla pandemia – attraverso gli occhi dei più piccoli, hanno fatto notare ieri il vicedirettore editoriale dei media vaticani, Alessandro Gisotti, e Roberto Romolo, responsabile dell’Ufficio relazioni internazionali di Vatican Media. E durante lo svolgimento del rito, che viene ripreso da 170 televisioni collegate, questo sguardo particolare emerge con chiarezza. La Croce avanza di stazione in stazione attorno all’obelisco e lungo il percorso che conduce al sagrato. In tal modo con le torce che per terra tracciano il percorso si forma una grande croce luminosa distesa sulla piazza.

Il legno che compie tutto l’itinerario viene portato da un gruppo di ragazzi ed educatori a cui sono state affidate le meditazioni. In pratica vengono lette dagli stessi autori. E ad ogni meditazione corrisponde un disegno, mostrato nella diretta televisiva. Particolarmente toccante quello che illustra la crocifissione del Redentore, undicesima Stazione: «Gesù vorrei perdonare chi mi prende in giro ed essergli amica». Mentre per commentare la deposizione, l’autore del disegno scrive: «Fammi essere sereno nei momenti brutti». Considerato che questi bambini (come raccontiamo più diffusamente a parte) vengono da situazioni difficili, è praticamente un pezzo di diario.

Il punto di arrivo è nella preghiera finale. «Aiutaci a diventare come loro, piccoli, bisognosi di tutto, aperti alla vita. Fa’ che riacquistiamo la purezza dello sguardo e del cuore. Ti chiediamo di benedire e proteggere ogni bambino del mondo – invoca il lettore –. Benedici anche i genitori e quanti collaborano con loro nell’educazione di questi tuoi figli, perché si sentano sempre uniti a Te nel donare vita e amore».

 

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